PASSIFLORA | La tempera di Jacopo Ligozzi | passiflora.it

Passiflora, tempera dipinta da Jacopo Ligozzi (1609) conservata alla Biblioteca Nazionale di Firenze. Descrizione e analisi dettagli di Maurizio Vecchia. Leggi!

Passiflora dipinta da Jacopo Ligozzi (1609) e conservata alla Biblioteca Nazionale di Firenze

PASSIFLORA | La tempera di Jacopo Ligozzi | passiflora.it

Presso la Biblioteca Nazionale di Firenze è conservata una raffigurazione di Passiflora risalente all’inizio del XVII secolo, che è poco conosciuta fuori dalla cerchia degli storici dell’arte. Si tratta di una tempera eseguita dal noto pittore Jacopo Ligozzi, firmata e datata 1609; Ligozzi fu pittore di corte del Granduca di Toscana, apprezzato per la sua abilità nel ritrarre con molta fedeltà soggetti tratti dal mondo naturale. La tempera è conservata in un volume miscellaneo del XVIII secolo, e appare ritagliata accuratamente, reintegrata con parti dipinte da una mano meno esperta, e forse anche ricomposta in modo differente da quanto voluto dall’autore. L’anonimo “restauratore” ha anche scritto una breve descrizione in latino della pianta, aggiunto una ragnatela decorativa e una nota per evidenziare la firma di Ligozzi celata nello stelo.

Oggi la tempera rappresenta un tralcio di Passiflora uscente dal terreno (anch’esso rifatto in gran parte) con grandi foglie opposte, alle cui ascelle nascono racemi penduli di fiori semichiusi dai petali di color bruno chiaro. Un fiore è visto dal basso, in modo da mostrarlo aperto, forse forzatamente: mentre i boccioli sono dipinti piuttosto accuratamente, il centro del fiore mostra una corona di raggi rossi bianchi e blu piuttosto improbabile e l’androginoforo ridotto ai soli tre stili (i “chiodi”), il tutto dipinto con una sommarietà inconsueti in Ligozzi. Sei frutti maturi ancora sulla pianta, con un altro sezionato a terra, completano l’immagine, che dal punto di vista scientifico è piuttosto enigmatica e al riguardo si esprime il Dottor Maurizio Vecchia in questo stesso scritto. Noi ci limiteremo a fare alcune osservazioni d’ambito storico artistico, ed alcune ipotesi.

Jacopo Ligozzi fu un pittore dalla capacità imitativa eccezionale, capace di riprodurre i dettagli dell’esemplare che aveva davanti in maniera tuttora sorprendente; è giusto chiedersi allora perché proprio in questo caso la sua consueta precisione venga a mancare. L’artista lavorava con modelli vivi o perlomeno freschi, spesso rari e preziosi, messi a disposizione dallo stesso Granduca, grande appassionato di scienze naturali. Si può ragionevolmente escludere che nel 1609 una Passiflora che non fosse una incarnata fosse in coltivazione a Firenze, e questa ‘specie’ è troppo insolita: è più probabile che a Ligozzi fosse stato proposto un modello un esemplare secco, forse anche danneggiato, col centro del fiore non conservato bene o non comprensibile nella sua forma originaria, come pure è possibile che i fiori fossero tutti appiattiti e semichiusi, e il loro colore originario il bianco. I raggi, probabilmente anneriti per l’essiccazione, poterono essere ricostruiti grazie a descrizioni di chi la raccolse, come forse accadde anche all’incerto centro del fiore.

La data, che è verosimilmente genuina, rende questa tempera contemporanea del Fiore della Passione proposto da Simone Parlasca che però, al di là delle inesattezze ben note, appare del tutto diversa. Saremmo tentati di collegare la Passiflora di Ligozzi alla ‘vera’ pianta mostrata al Papa, ma le altre immagini legate all’evento (come quella pubblicata da Giacomo Bosio) mostrano di non aver nulla in comune con essa.

L’opera di Ligozzi sembra piuttosto raffigurare una specie arrivata casualmente in Italia e ancora non coltivata, come probabilmente molte altre (si tenga conto che Ulisse Aldrovandi aveva una Passiflora nel suo erbario forse già nel 1570). Resta da fare un’ipotesi molto suggestiva: la data di esecuzione coincide col ritorno di una spedizione coloniale promossa da Ferdinando I de’ Medici e diretta verso il Brasile, ritorno avvenuto poco dopo la morte del Granduca. Fu deciso di inserire, nella decorazione della Cappella dei Medici che Ferdinando stava costruendo, il Fiore della Passione ‘poco fa ritrovato nell’Indie’, e infatti facevano parte dell’altare due pannelli di marmo intarsiato, oggi a Parigi, che riproducono piuttosto fedelmente la tempera di Ligozzi. Si può immaginare che tra i partecipanti al viaggio un medico curioso avesse raccolto esemplari di piante americane, tra cui questa, e che per onorare il principesco promotore dell’impresa, si sia pensato di usare l’immagine di quel fiore già così ricco di significati simbolici nel suo mausoleo?

(Prof. Paola Baghino)

Ho tentato di analizzare dal punto di vista botanico l'immagine che Jacopo Ligozzi ha dipinto nel 1609, ma che è venne rimaneggiata da mani inesperte in anni successivi. Essa contiene alcuni elementi realistici e precisi mescolati ad altri fantasiosi, stilizzati o completamente errati. Alcune morfologie fondamentali, poi, sono state ‘dimenticate’ e non considerate: viticci, brattee, androginoforo, antere, ghiandole del picciolo, mentre risulta incomprensibile la disposizione ‘opposta’, anziché 'alterna' delle foglie ai nodi del fusto. Nessuna passiflora possiede e può possedere questa conformazione. Immagino perciò che il pittore abbia raffigurato il fusto di qualche altra specie sulla quale ha posto i fiori ed i frutti che hanno colpito la sua fantasia.

È comunque chiaro che il pittore ha voluto raffigurare una passiflora con le seguenti caratteristiche:

- foglie coriacee intere (simili a quelle dell’arancio)
- fiori raccolti in racemi
- corona, vistosa ed imponente, a bande alterne di colore contrastante, rosso, blu e bianco
- petali e sepali bianchi
- frutti gialli striati di chiaro.

Inizialmente, per il portamento eretto e per la mancanza dei viticci, avevo avvalorato l’ipotesi di una specie appartenente al sottogenere delle Astropheae. Ma la struttura e la colorazione dei fiori, tipici del sottogenere Passiflora, non hanno niente a che vedere con quelli di questo gruppo di piante arboree. Inoltre, il Ligozzi ha rappresentato solo la base della pianta: il fusto è robusto e lignificato, i viticci assenti, come accade in tutte le specie rampicanti di ragguardevoli dimensioni. Nel dipinto manca infatti l’apice della pianta, dove forse il pittore avrebbe dovuto rappresentare i viticci.

Poiché il fiore è sicuramente l’elemento che più di tutti ha colpito l'autore quando ha dipinto la passiflora, ritengo che si debba analizzarlo attentamente per individuare a quale specie il Ligozzi si riferisse, andando poi per esclusione.

Consideriamo che vi sono circa 500 specie di passiflore, ma che di piante con foglie coriacee e, contemporaneamente, fiori con questa struttura e frutti striati longitudinalmente non ve ne sono poi molte. A mio avviso sono per la maggior parte appartenenti alla sezione Laurifoliae del sottogenere Passiflora.

In questa sezione vi sono ascritte (vedi T. Ulmer: PASSIONSBLUMEN Eine faszinierende Gattung) solo 20 specie: P. acuminata, P. ambigua, P. capparidifolia, P. crenata, P. emiliae, P. fernandezii, P. gleasonii, P. guazumaefolia, P. ischnoclada, P. killipiana, P. laurifolia, P. nitida, P. odontophylla, P. pergrandis, P. popenovii, P. riparia, P. rufostipulata, P. tolimana. Una ricerca all’interno di esse potrebbe evidenziare qualche specie con foglie, fiori e frutti simili a quelli della pianta raffigurata: corolla bianca, fitta corona a bande alterne, fiori disposti in racemi, frutti striati, foglie coriacee.

Non è facile trovare immagini e descrizioni di tutte le 'Laurifoliae' nemmeno su Internet, tuttavia i fiori di alcune di esse, reperibili su 'Tropicos' e su altri siti, hanno chiare somiglianze con l'esemplare raffigurato, ad esempio: P. ambigua, P. fernandezii, P. laurifolia, P. nitida, P. popenovii, P. riparia, P. rufostipulata. Non è da escludere neppure che si tratti di una specie estinta, visto il tempo trascorso da allora ai giorni nostri.

Ho avuto modo di vedere in Guiana francese frutti della recente P. gabrielliana: hanno lo stesso tipo di striature e sono così numerosi e ravvicinati da sembrare maturati su racemi. La P. crenata ha pure frutti ravvicinati gli uni agli altri a causa degli internodi cortissimi presenti agli apici vegetativi fioriti. Queste caratteristiche (frutti striati e fiori - apparentemente - in racemi) sono perciò presenti nella sezione.

Sicuramente la spedizione effettuata dal Granduca di Toscana ha raggiunto zone inesplorate del Brasile in cui questa specie viveva. Da lì è probabile sia stato preso materiale botanico utile per effettuare la raffigurazione, oppure sia giunta la descrizione più o meno precisa e completa di quanti hanno visto la pianta.

Sul dipinto vi sono tre scritte:

1) 'Granadilla, seu Flos Passionis Aurantii foliis coniugatis, elegantibus floribus ad alas racematim dispositis, plerumque senis'

che tradotto significa:

'Granadilla, ovvero Fiore della Passione, dalle foglie opposte simili a quelle dell'arancio, dai fiori eleganti, disposti a grappolo, spesso di sei, all'ascella [delle foglie]'.

2) 'CAPONOMARE' (??? Forse si tratta di una località)

3) 'Sic legitur hic Faceva Jacopo Ligozzi 1609'

'Così si legge qui: Faceva Jacopo Ligozzi 1609'

La misteriosa e contraddittoria passiflora di Jacopo Ligozzi rimane comunque un enigma in parte insoluto.

(Maurizio Vecchia)