Il nome 'Passiflora' dato formalmente da Linneo nel 1753, deriva dalle parole latine Flos Passionis, fiore della passione, con riferimento alla passione di Gesù Cristo.
Tale denominazione era in uso da parecchi anni e probabilmente fu attribuito a questi rampicanti dai primi missionari che seguirono i viaggi di Cristoforo Colombo. Ad essi, suggestionati dalla accesa volontà di convertire i popoli americani, non sarà sembrato vero di 'vedere' in un fiore di quel continente i segni della Passione. Guglielmo Betto, nel suo libro 'I frutti tropicali in Italia' cita un 'Erbario o Storia Generale delle piante' di Pietro Antonio Michiel pubblicato tra il 1553 ed il 1565 nel quale è presente la P. già allora coltivata in Italia. Il missionario Padre Giacomo Bosio nel 'Trattato sulla Crocifissione di Nostro Signore' del 1610 aveva descritto i simboli della passione di Cristo presenti nei suoi fiori. Nella tradizione i 3 chiodi sono rappresentati dai 3 stigmi, la corona di spine dalla corona dei filamenti, i 5 petali ed i 5 sepali simboleggiano i 10 apostoli rimasti fedeli a Gesù Cristo, l'androginoforo richiama la colonna della flagellazione ed i viticci ovviamente rappresentano i flagelli; le 5 antere sono le 5 ferite; la leggenda ha trovato altri riferimenti, altre fantasiose e suggestive analogie.
Bellissime sono le stampe disegnate durante la Real expedicion botanica nel nuoevo reino de Granada (Colombia)  a cura di José Celestino Mutis.

Pur essendo tra i rampicanti più belli, in Italia le Passiflore sono immeritatamente trascurate. Nulla hanno da invidiare ai fiori più spettacolari, né mancano in esse varietà di forme, di colori e di bellezze tali da ritenerle uniche. Infatti sono suggestive per i loro fiori originali, a volte perfino bizzarri, offrono ottimi frutti e riempiono l'aria di colori e di profumi. Persino le loro foglie sono particolari, poiché hanno spesso forme inconsuete e colorazioni pittoresche. A me sembra che il genere Passiflora abbia qualcosa di superiore rispetto alle altre famiglie di piante, quasi che sia avvenuta una evoluzione più avanzata. Osservando con attenzione questi vivaci rampicanti, si rimane stupiti proprio per la molteplicità, la diversità, la stravaganza e l'arte delle varie strutture: fiori, frutti, foglie, ecc. che presentano sempre qualcosa di stupefacente e di magico.
 


LA CLASSIFICAZIONE

Il genere Passiflora, nella classificazione botanica universalmente accettata delle Dicotiledoni, è ascritto alla famiglia delle Passifloraceae, a loro volta inserite nell'ordine delle Passiflorales, Tribù Passifloreae. La famiglia delle Passifloraceae contiene oltre 600 specie divise nei generi: Passiflora, Adenia, Modecca, Gynopleura, Ophiocaulon, Smeathmannia ecc.. Tra queste il genere Passiflora è il più importante. Da solo comprende oltre 520 specie, quasi tutte adattate al portamento rampicante e lianoso; ma esistono anche cespugli, alberi e piante erbacee perenni ed annuali. Alcune sono ancora oggetto di controversie tra gli esperti per arrivare ad una classificazione corretta e definitiva. Ma nel frattempo ne sono state scoperte di nuove anche recentemente. In zone impervie delle Ande o nelle foreste inesplorate ve ne potrebbero essere ancora da identificare. Gli ibridi sono moltissimi, proprio grazie all'alto numero di specie che possono essere combinate tra loro. In questo modo sono state ottenute piante eccezionalmente belle. Istituti specializzati stanno attuando piani sistematici di ibridazione, cosicché molti altri ne verranno registrati.

E. Killip nella sua pubblicazione del 1938 (The american species of Passiflora)  ha diviso il genere Passiflora in 24 gruppi omogenei denominati 'Sottogeneri' a loro volta suddivisi in 'Sezioni'e d in 'Serie'. La classificazione è quindi complessa e ciò è dovuto al numero elevato di specie che si sono evolute differenziandosi in varie direzioni.  Recentemente (2004) questa Classificazione è stata rivista a cura di John MacDougal ed altri ed ha sostituito quella dei E. Killip accorpando molto sottogeneri in 'supersezioni'.
 


LA DISTRUBUZIONE GEOGRAFICA

La provenienza geografica della maggior parte delle Passiflora e èl'America centromeridionale, in particolare le vaste zone, tropicali e subtropicali, che vanno dalla cordigliera delle Ande fino alle coste dell'Oceano Atlantico. Nazioni ricche di queste piante sono: Brasile, Venezuela, Costa Rica Nicaragua, Guatemala, Columbia, Ecuador, Bolivia, Messico, Guyana, Perù, Paraguay, Argentina, Honduras, Giamaica, ecc. Alcune specie, in numero più limitato, sono invece nordamericane (Stati Uniti), australiane ed asiatiche. Questi rampicanti furono importati in Europa nella prima metà del secolo 17°. Tra di essi in particolare la P. caerulea si è ormai naturalizzata in diverse località della nostra penisola, specialmente  nell'Italia centro meridionale. 


LA MORFOLOGIA

 

I fiori delle Passiflore hanno caratteristiche e strutture uniche nel mondo vegetale e sono molto apprezzati per la loro indubbia audace eleganza. Grazie ai loro vivaci filamenti richiamano la bellezza dei fuochi artificiali.

Sono normalmente ermafroditi, ascellari e solitari, raramente riuniti a coppie (P. biflora) od in racemi (P. racemosa). Le dimensioni variano dai piccolissimi fiori della P. suberosa (5/6 mm) ai grandi fiori della P. quadrangularis (12/15 cm). Partendo dal peduncolo del fiore, che normalmente prende origine lungo il fusto all'ascella delle foglie, si incontrano 3 brattee. A volte sono ampie e vistose e di colore contrastante rispetto ai fiori, spesso sono fornite di particolari ghiandole nettarifere. La P. foetida ad esempio possiede originali e grandi brattee filamentose e finemente suddivise. La posizione e la forma delle brattee è elemento identificativo importante per l'attribuzione ad un determinato Sottogenere. 
Segue poi il calice del fiore che sorregge i sepali, i petali, la corona dei filamenti e la colonna dell'androginoforo recante l'ovario, le antere e gli stigmi. La forma del calice tubolare è diversa nei vari Sottogeneri, ad esempio molto allungato nel Sottogenere Tacsonia e più corto in altri.

All'interno di esso in molte specie vi è l'anello del nettare e vi prende origine androginoforo. Alla base di quest'ultimo si trova il limen che, contrapposto all'opercolo della corona dei filamenti, nelle specie che ne sono provviste, chiude la cavità del calice.

La colonna dell'androginoforo prosegue fino ai 5 filamenti che portano le antere produttrici del polline, poi viene l'ovario che è destinato ad ingrossarsi fino a diventare frutto. Il fiore termina con i 3 stili recanti gli stigmi che sono i recettori del polline stesso.  Esternamente il calice prosegue nei 5 sepali, dotati quasi sempre nella pagina inferiore di una carenatura esterna di irrobustimento e di un uncino apicale. Sono normalmente verdi sotto e di colore simile a quello dei petali sopra.  I 5 petali, alternati ai sepali, completano la corolla del fiore. Sono quasi sempre molto vistosi, più grandi e più intensi dei sepali stessi. In qualche specie invece sono assenti o ridotti, tanto che la simmetria del fiore diventa a stella con 5 punte anziché con 10 (P. cinnabarina).
Da ultimo, originanti dalla parte centrale della corolla e posta sopra i petali, vi è la corona dei filamenti. Questa struttura, molto variabile per forma, dimensioni e colori all'interno delle varie specie, arricchisce esteticamente il fiore e probabilmente serve a favorire una maggiore attrazione nei confronti degli insetti impollinatori.

I filamenti sono talvolta disposti in più serie, possono superare in lunghezza i petali e sono colorati alternativamente con tinte contrastanti tra di loro in modo da ottenere un notevole effetto pittorico simile a cerchi concentrici. Partendo dalla base, si assottigliano verso l'apice e spesso si arricciano.

Il loro numero è normalmente molto grande, arrivando ad alcune centinaia. 
Molti fiori sono dotati di profumo, ma quello di alcune specie per noi è un po' fastidioso e poco gradevole. 

I frutti della Passiflora, che si originano dall'ovario, sono normalmente bacche, formata da un tegumento leggero, quasi cartaceo, colorato, a maturazione, di giallo, di viola, di blu e di nero, od elegantemente striato di giallo e di verde. La forma è ovoidale od allungata. In qualche caso invece è una capsula che a maturazione si apre spontaneamente per rilasciare i semi. Le dimensioni vanno dai piccoli frutti grandi come piselli della P. suberosa ai frutti grandi come uova di tacchino della P. quadrangularis. L'interno del frutto è costituito da una polpa gelatinosa (arillo) contenente i semi. Molte passiflore producono frutti commestibili, delicati per sapore e profumo tanto che, per questo motivo, alcune specie sono coltivate industrialmente.

I semi delle passiflore sono piatti, cuoriformi, scuri con cuticola dura dotata di caratteristiche rugosità. Misurano normalmente da meno di 1 mm, a 4-5 mm di lunghezza. Per farli germinare con maggiore facilità occorre lasciarli almeno un giorno in acqua tiepida prima della semina. La germinazione e la crescita delle piantine è favorita da una temperatura attorno ai 25 °C. 

Le foglie delle Passiflore, alternate lungo il fusto, sono molto variabili per forma, consistenza, dimensioni ed aspetto. Si passa da quelle più semplici, ad un solo lobo, normalmente lanceolate, a quelle bilobate, e con numero di lobi maggiore, ma sempre dispari, cioè: 3, 5, 7, 9 ecc.
Solo in alcune specie con foglie di forma variabile ed anomale (eterofillia), si possono avere 4 lobi, come mi è capitato di vedere ad esempio nella P. seemanni. Le loro dimensioni variano da pochi millimetri (P. gracillima) a quasi un metro (P. gigantifolia).  Le foglie sono normalmente fornite di stipole alla attaccatura del picciolo al fusto. In alcune specie queste ultime sono anch'esse originali e particolari, poiché hanno i margini profondamente seghettati (P. hahnii, P. guatemalensis) o forme inusuali. 
Il picciolo della foglia, quasi sempre è anch'esso fornito di ghiandole nettarifere (ghiandole del picciolo), disposte a coppie ed in numero variabile. La loro posizione, la loro forma ed il loro numero è un importante elemento identificativo.

Infatti, spesso specie apparentemente uguali si possono distinguere proprio per le diverse ghiandole del picciolo o per il loro numero. Talvolta le ghiandole sono addirittura sorrette da brevi peduncoli che partono appaiati dal picciolo stesso. 

 Ghiandole sono presenti anche sulla lamina fogliare (ghiandole fogliari) di molte specie di Passiflora. A volte sono disposte simmetricamente e sono allineate lungo l'asse della foglia, altre volte sono decorrenti lungo le nervature principali; anch'esse contribuiscono ad aumentare l'interesse estetico delle passiflore oltre che a rendere queste piante assai curiose. Le passiflore possono avere foglie colorate, con bande gialle (P. trifasciata, P. apetala, P. boenderi), rossastre (P. organensis marmorata) o con picchiettature verde chiaro (P. coriacea). 
Nelle specie rampicanti all'ascella delle foglie, oltre che i fiori, vi sono i viticci. Essi, con stupefacente abilità, sanno attorcigliarsi rapidamente attorno a tutto ciò che sfiorano.

 
 In alcune specie (P. discophora, P. gracillima) sono invece ramificati e dotati alle estremità di piccoli dischetti simili a ventose, adatti ad aderire alla corteccia dei grandi alberi che fanno loro da sostegno. Raramente sono trasformati in appendici spinose.   

Il fusto, sempre nelle specie rampicanti, è spesso sottile, talvolta cavo, a sezione rotonda e di colore verde. In alcune specie ha invece sezione quadrata, triangolare o poligonale. Negli esemplari annosi la base della pianta è rivestito di corteccia. Le specie più robuste, quando crescono all'aperto, raggiungono lunghezze notevoli e sono abbondantemente ramificate tanto da formare una fitta ed soffocante cortina di foglie. 

L'apparato radicale è proporzionato alla grandezza del rampicante. Talvolta le radici sono carnose ed emettono polloni radicali attorno alla pianta madre. Qualche specie produce radici tuberose (P .tuberosa).   
La nostra penisola, grazie alla varietà di zone climatiche presenti, che comprendono perfino quelle subtropicali, è sicuramente privilegiata rispetto ad altre nazioni europee tanto che un numero maggiore di specie potrebbe essere acclimatato all'aperto senza difficoltà. Non sono piante la cui coltivazione richiede la mano di specialisti poiché sono adattabili e generose: ripagano di abbondanti soddisfazioni chi le possiede. La loro varietà è tale da soddisfare veramente tutti i gusti. 

Le Passiflore più rustiche si prestano quindi ad essere coltivate in piena terra, ma tutte crescono benissimo anche in vasi di dimensioni appropriate. Naturalmente nelle zone dove si hanno frequenti e prolungate gelate invernali (pianura padana ecc.) quest'ultima è una scelta obbligata per la maggior parte delle specie.


LA COLLEZIONE, LA COLTIVAZIONE

Per poter effettuare una buona collezione con le piante più interessanti e più belle occorre una piccola serra riscaldata con temperatura minima invernale di almeno 10 °C. Se si ci si accontenta di un numero minore di specie e di ibridi, si possono trovare passiflore rustiche da coltivare direttamente nel proprio giardino nelle varie zone climatiche italiane. Alcune sono splendide e non hanno nulla da invidiare alle specie esotiche, spettacolari ma delicate. Durante la bella stagione è opportuno portare all'aperto le passiflore coltivate in vaso fornendo loro adeguati sostegni; così fioriscono e fruttificano meglio, specialmente a partire dal mese di giugno. Alcune di esse (P. quadrangularis, P. alata) sono più tardive ed aspettano la fine di agosto per mostrare la loro straordinaria bellezza.
Ci sono passiflore che si adattano ad essere trattate come piante d'appartamento e fioriscono regolarmente in casa. Nella mia farmacia, per esempio, cresce una P. trifasciata, una specie molto graziosa non tanto per i fiori quanto per le foglie colorate. 
 

Dai vivaisti si possono trovare vasetti fioriti di P. caerulea e di ibridi graziosi come la P. x violacea o la P. 'Incense'. Gli appassionati di farfalle esotiche e tropicali del genere Heliconius coltivano passiflore per allevare i bruchi di questi stupendi lepidotteri.

 

 Questi insetti hanno infatti una particolare predilezione per piante del gen. Passiflora e la bellezza del fiore ben si accompagna a quella della farfalla. Ma io preferisco non farmi divorare i miei preziosi esemplari! 

E' facilissimo riprodurre le passiflore, forse più facile e più rapido per via agamica (talea, margotta, propaggine ecc.).

Infatti le talee radicano rapidamente se tenute in un piccolo ambiente altamente umido, caldo e luminoso, come un cassone vetrato, sistema questo indispensabile conservare e moltiplicare gli ibridi. La semina invece dà risultati talvolta deludenti, e la germinazione non è mai rapida. Occorre pazienza e spesso bisogna attendere anche alcuni mesi prima di vedere comparire le desiderate pianticelle. E' comunque il metodo preferibile per arricchire la propria collezione con specie provenienti da molto lontano o diversamente introvabili. I semi si possono spedire con facilità a grandi distanze e non soffrono per il trasporto come le piante vive. 

La mia collezione, frutto di anni di appassionata ricerca e che ha visto una crescita continua con introduzioni di nuove specie , è a disposizione, su queste pagine, sia degli gli esperti che dei neofiti. Spero che desti curiosità ed interesse e che contribuisca a diffondere anche in Italia la conoscenza di queste piante togliendole da un immeritato oblio. 

 
Testo ed immagini di Maurizio Vecchia

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